L'opera di Machiavelli si apre con una dedica a Lorenzo de' Medici, duca d'Urbino
In realtà il trattato avrebbe dovuto essere indirizzato secondo quanto progettato nella lettera al Vettori del 10/12/1513 a Giuliano, il quale morì nel 1517
Machiavelli, che doveva scrivere a un principe ben vivo affinché le sue pagine fossero di qualche utilità, ne sostituì il nome con quello del nipote Lorenzo.
Ciò che in primo luogo colpisce della dedica è l'orgoglio dello scrittore per la conoscenza delle leggi della politica da lui acquisita in tanti anni di attività e con tanti disagi e periculi
Lo stesso orgoglio espresso nella già citata lettera a Vettori in cui afferma come i quindici anni passati allo studio dell'arte dello stato non li abbia né dormiti né giuocati.
Machiavelli è convinto di aver inteso a fondo quelle leggi e con il suo libro vuole offrire ad uno statista la possibilità di penetrarle in brevissimo tempo per applicarle nella pratica
La fonte della sua conoscenza della politica è qui definita da Machiavelli con "la lunga esperienza delle cose moderne e la continua lezione delle antique"
Emerge qui uno dei punti chiave della storiografia e della mentalità machiavelliana: a essere degne di memoria, di essere tramandate alla posteriorità, sono le "azioni delli uomini grandi", i fatti più importanti nel quadro degli accadimenti di uno Stato.
Tali azioni sono riconoscibili attraverso due fonti:
l'ESPERIENZA diretta di quei fatti
l'interpretazione storica che discende dalla consuetudine con lo studio della STORIA ANTICA che si può applicare al presente
per Machiavelli la natura umana e le leggi che regolano il comportamento politico degli uomini restano identiche in ogni tempo e in ogni luogo
Il terzo punto rilevante della Dedica riguarda la lingua e lo stile dell'opera.
Lo scrittore rifiuta le "clausole ample" e le parole "ampullose e magnifiche", cioè il periodare complesso e la terminologia aulica che erano propri della trattatistica dei suoi tempi
Ma Machiavelli è un uomo d'azione e vuole conseguire con la sua opera un'utilità immediata
per questo motivo gli ornamenti retorici sarebbero fuori luoghi e risulterebbero di disturbo
Verso la fine della dedica, Machiavelli utilizza un'immagine efficace condita da falsa modestia:
non sia infatti impuntata a presunzione l'idea, da parte di un uomo di condizione bassa e infima, di voler regolare il governo dei principi, perché come il cartografo si pone in fondo alla pianura per disegnare i monti e le alture e si colloca sopra i monti per valutare le vallate...così per conoscere bene la natura dei popoli bisogna essere principe e per conoscere quella dei principi occorre essere uomo del popolo.
nel nome di quella fortuna che sarà protagonista degli ultimi capitoli, Machiavelli chiude la dedicatoria
se il destinatario leggerà con attenzione l'opera, vi scoprirà l'augurio che raggiunga quella grandezza che la fortuna e le altre sue qualità fanno prospettare
se il destinatario volgerà gli occhi verso il basso, vedrà come ingiustamente Machiavelli sia perseguitato da una fortuna avversa
CAPITOLO I
Il primo capitolo ha il compito di enunciare la materia e i temi che saranno trattati nei primi otto capitoli del trattato
Per Machiavelli, tutti gli Stati sono:
o repubbliche
o principati
o ereditari, nei quali la stirpe del loro signore è stata per lungo tempo dominatrice
o nuovi
o tutti nuovi, come fu il ducato di Milano per Francesco Sforza
o elementi aggiunti allo stato ereditario del principe che li conquista, come il Regno di Napoli per il re di Spagna Ferdinando il Cattolico
Nel suo modo di impostare il ragionamento avvertiamo subito la forza della novità
Se le trattazioni medievali procedevano da principi metafisici e davano il ragionamento per via deduttiva avendo di base il trascendente...
...Machiavelli si muove solo sul piano della realtà immanente, non c'è una gerarchia e tutte le preposizioni sono messe sullo stesso piano: i concetti si susseguono a catena perché il loro piano è quello dell'osservazione
le definizioni che egli da sono il punto d'arrivo di un'esplorazione del reale, della raccolta di tutta una serie di dati oggettivi in base alla propria esperienza delle cose moderne e degli antichi
Si tratta di un modo caratteristico del pensiero e del metodo espositivo di Machiavelli: quello DILEMMATICO o DUALE
la realtà si scinde sempre in due possibilità nettamente contrapposte, e a sua volta il secondo termine di ogni dilemma di norma si scinde in altre due alternative
La brevità e la secchezza del periodare di Machiavelli permettono subito di vedere in atto quanto espresso nella Dedica, il rifiuto di grandi artifici retorici nella sola volontà di affidarsi alla forza della materia in sé.
CAPITOLO II
Machiavelli dichiara di omettere la trattazione di una forma di governo, e dunque l'intento di dedicarsi interamente ai principati, perché delle repubbliche avrebbe lungamente ragionato in altra sede.
Infatti, nei futuri DISCORSI INTORNO ALLA PRIMA DECA DI TITO LIVIO. Machiavelli sarebbe giunto all'analisi di uno stato repubblicano il cui disordine perviene a una così grave crisi da esigere un intervento straordinario di un principe al di sopra delle leggi e degli ordinamenti
In questa parte del Principe, l'autore andrà "ritessendo" i vari principati impiegando un metodo dialettico che considera costantemente i pro e i contro di ciascuna argomentazione.
Il primo principato che passa in rassegna è quello EREDITARIO, il quale, secondo Machiavelli è il meno impegnativo da mantenere
basta non far decadere gli ordinamenti dei propri antenati e non assumere decisioni precipitose negli accadimenti occasionali
In questo modo il potere è assicurato, a meno che la fortuna non chiuda le sue porte
Passa poi all'esempio dei duchi di Ferrara
ERCOLE I, che resistette nel 1484 all'aggressione dei Veneziani
ALFONSO I, che recuperò facilmente i suoi territori dopo l'attacco della Lega Santa da parte di Giulio II
Verso la fine del capitolo, Machiavelli anticipa i temi che saranno trattati nei capitoli XVII e XIX, ossia se il principe debba essere amato o temuto
Conclude con una vera e propria TEORIA DELLE RIVOLUZIONI
ogni rivoluzione lascia un più o meno ampio margine di scontento, alimentando essa stessa la rivoluzione seguente
Questa idea viene resa dal termine DENTELLO, il quale è l'elemento sporgente di una struttura muraria che consente l'appiglio e il collegamento di un altro muro
CAPITOLO III
Le difficoltà più significative si incontrano nel governo dei principati nuovi: in primo luogo Machiavelli esamina il caso di un principato "non tutto nuovo", ma che costituisce il "membro aggiunto" di un altro principato; per cui l'insieme lo si può chiamare MISTO
L'autore sta per procedere all'esemplificazione di quella teoria delle rivoluzione con la quale aveva chiuso il capitolo precedente: i popoli prendono le armi contro il loro principe credendo di migliorare la propria condizione e solo più tardi si accorgono di aver errato e di aver mutato in peggio
La conquista di un nuovo stato determina come necessità naturale e ordinaria il DANNEGGIAMENTO DEI NUOVI SUDDITI
"con gente d'armi" > saccheggi successivi alla conquista
"con infinite altre ingiurie" > esigenza di pesanti tassazioni a carico del territorio acquisito
Successivamente attua un'ANALISI POLITICO-ECONOMICA DI UNA NUOVA CONQUISTA: dal momento che un nuovo stato si ottiene solo con il consenso di una parte dei cittadini del territorio conquistato....
Il principe si trova nella situazione di aver offeso una parte dei nuovi sudditi e di non poter appagare i desideri dei propri sostenitori
EPISODIO-ESEMPIO: prima sconfitta inflitta dai francesi a Ludovico il Moro quando Gian Giacomo Trivulzio occupò Milano. Già nel 1500 Ludovico rientra nella città che intanto era insorta, ma poco dopo i Francesi lo catturarono e lo imprigionarono fino alla morte
Quando il conquistatore riesce per la SECONDA VOLTA A SOTTOMETTERE UN NUOVO TERRITORIO, tale acquisto si rivela ben più solido perché il nuovo principe di comporta in modo più spregiudicato nel punire gli avversari.
Milano venne riconquistata nel 1512, ma questa volta fu necessaria una potente lega fra Spagna, Papato e Venezia più la sconfitta completa degli eserciti francesi in Italia.
L'autore va poi considerando il caso di "quegli stati che si aggiungono a uno stato antico di quello che acquista"
essi sono facili da assoggettare se sono territori contigui, in specie se già abituati a vivere sotto il domino di un principe (Es. Borgogna, Bretagna, Guascogna e Normandia).
Chi li conquista deve assicurarsi di due cose:
che la stirpe del loro principe sia estinta
e che non modifichi le leggi
Primo rimedio per conservare un territorio appena conquistato
"LA PERSONA DI CHI ACQUISTA VI ANDASSI AD ABITARE"
Il tema sarà ripreso da Machiavelli nell'esordio del cap.V dove l'autore suggerirà tre modi per assoggettare uno stato:
1. distruggerlo in maniera radicale
2. stabilirsi a vivere nel nuovo stato
3. lasciarlo vivere con le sue leggi limitandosi a ricavarne un introito fiscale
Ciò fa sì che si soffocano sul nascere i disordini civili, si dà possibilità ai nuovi sudditi di appellarsi prontamente al nuovo principe e incute maggiori cautele in eventuali aggressori esterni.
ESEMPIO STORICO: la stabile residenza del principe nel nuovo stato rende più sicuro il dominio, così come hanno fatto i sultani turchi stabilendosi nella penisola balcanica dopo averla conquistata.
Secondo rimedio per conservare un territorio appena conquistato
MANDARE DELLE COLONIE
Ad esserne danneggiati sono solo quei pochi sudditi privati della terra e delle case, ma essi non possono ribellarsi al principe perché soli e impoveriti; mentre il restante avrà timore ad essere spogliato dei propri beni.
Non costituiscono un'eccessiva spesa costando senz'altro meno che mantenere un esercito nel territorio conquistato.
Il costo delle milizie consuma ogni rendita proveniente dal nuovo stato e crea fastidio a tutti i nuovi sudditi suscitando inimicizia e ribellioni
Inoltre Machiavelli afferma che i sudditi si vendicano delle offese lievi, quelle dalle quali non restano annientati; mentre di quelle gravi non possono vendicarsi. Dunque, se un principe deve offendere la sua "OFFESA DEVE ESSERE COSI GRAVE DA NON LASCIARE POSSIBILITA' DI RIPRESA E VENDETTA"
Machiavelli spiega poi che chi si è fatto principe di una provincia disforme, deve stare vicino ai meno potenti ed eliminare i più potenti poiché i primi facilmente si alleano col nuovo sovrano fino al punto di costituire un'entità unica e compatta
Ancora, il principe savio deve tener conto dei problemi presenti e di quelli futuri: il male previsto è più facilmente curabile, come accade per la tisi al principio delle sue manifestazioni patologiche.
Passa poi all'ESEMPIO eclatante di applicazione alla regola: i Romani avrebbero potuto evitare le guerre con Filippo e Antioco, ma le affrontarono subito e fu bene perché le combatterono in Grecia piuttosto che in Italia.
"Godere il benefizio del tempo", ciò che era una costante nella politica estera fiorentina e alla quale Machiavelli si era sempre attenuto.
L'attenzione dello scrittore passa poi all'INGRESSO DI UN POTENTE SIGNORE IN TERRITORIO STRANIERO SEMPRE FAVORITO DA UN QUALCHE ALLEATO INTERNO
Elemento fondamentale e ribadito è l'"assicurarsi di chi ci restava grande", ossia tenere a bada i potentati più significativi e pericolosi e di coloro capaci di tradire e mettere in difficoltà dall'interno un principe
Machiavelli sceglie così di parlare di LUIGI XII, re di Francia dal 1498 al 1515 e grande protagonista nella stagione delle guerre d'Italia
Egli commise vari errori che portarono alla sua ruina:
L'occupazione della Romagna da parte del Valentino venne apertamente favorita dal sovrano, ma quando egli tornò in Italia nel 1502 per predisporre la campagna napoletana...fu proprio il suo veto ad impedire al Valentino di invadere il dominio fiorentino.
L'altro errore fu dividere il regno di Napoli con Federico d'Aragona a seguito del trattato di Granada, il quale avrebbe potuto restare re di Napoli come tributario della corona francese. L'errore risiede dunque in uno smodato desiderio di conquista, non commisurato alle proprie reali forze e condizioni.
L'errore definitivo fu aderire alle LEGA DI CAMBRAI nel 1508, promossa da papa Giulio II contro Venezia che perderà momentaneamente la perdita dei suoi domini su terraferma. Ma, a Luigi sarebbe convenuto favorire una politica di equilibrio tra i potentati italiani, favorendo il proprio dominio in Lombardia sull'alleanza con Venezia piuttosto che sull'indebolimento della Repubblica.
Il capitolo si chiude con una REGOLA GENERALE: l'industria (ossia l'efficace opera diplomatica) e la forza (la potenza degli eserciti) altrui sono guardate con sospetto da chi sia divenuto potente, anche qualora egli debba la propria potenza a quell'altrui forza e industria.
CAPITOLO IV
Il IV capitolo si apre affermando come potrebbe apparire strano che, date le difficoltà che si riscontrano nel mantenere uno stato, alla morte di Alessandro Magno, i nuovi territorio dell'Asia non si ribellino
La "MARAVIGLIA" è il sentimento che domina la costruzione del periodo iniziale: meraviglia per la rapidità della conquista macedone, per l'improvvisa morte del giovane condottiero e per la mancata ribellione dell'impero assoggettato
Per Machiavelli i principati:
o sono governati da un PRINCIPE ASSOLUTO (es. sultano ottomano)
togliere potere è più difficile dato che bisogna solo riuscire a corrompere i servi, azione quasi impossibile dato che al sovrano devono tutto il loro potere)
ma in questo caso è più semplice rimanere al comando, in quanto, eliminata l'intera discendenza del principe, non ci saranno altri avversari temibili
o sono governati dal PRINCIPE INSIEME AI NOBILI che controllano sudditi e stati propri (es, re di Francia)
in una situazione opposta alla prima, qui è molto più facile togliere il potere, ma è difficile conservarlo in quanto dopo la vittoria intervengono difficoltà sia con coloro che hanno favorito la conquista sia con coloro che ne sono stati oppressi
Simile al sultano ottomano era DARIO, il re dei persiani.
Per sconfiggerlo, ad Alessandro fu necessario prima abbattere i suoi eserciti in maniera così radicale da impedire la ricostituzione di schiere che potessero stare efficacemente in campo
Per questo motivo nel nuovo regno non nacquero mai tumulti o ribellioni.
Impossibile è invece possedere in questo modo gli stati come quello di Francia.
Machiavelli porta l'esempio di ROMA: cancellato il ricordo degli antichi signori con la stabilità e la durata del dominio in posti come la Spagna, la Francia e la Grecia dove spesso vi erano rivolte, Roma divenne stabile padrona anche delle province più ribelli
In seguito anche i condottieri romani, combattendo tra loro durante le guerre civili. ebbero dalla propria parte quelle province nelle quali la loro autorità si era maggiormente consolidata
A quel punto i popoli provinciali non riconoscevano per signori se non quei magistrati romani che più duramente le avevano governate.
CAPITOLO V
Machiavelli tratta di come si debba amministrare uno stato repubblicano conquistato da un principe nuovo e nell'epilogo dirà come un principato, già assuefatto a vivere sotto un sovrano, sarà più facile da tenere
Vengono indicati tre modi per consolidare gli Stati che, prima della conquista, vivevano con le loro leggi:
ruinarli
abitarvi personalmente
lasciarli vivere con le proprie leggi traendone un profitto economico e creandovi un'oligarchia
Più avanti, nel cap. VII si vedrà che c'è perfino un'ulteriore ipotesi, ossia inviare un ministro che governi la provincia appena acquistata
L'autore introduce poi un'ulteriore elemento di riflessione: se le città conquistate sono già abituate a vivere sotto un principe, basterà spegnere il sangue di quello perché il nuovo territorio possa essere governato più o meno stabilmente
nel caso delle Repubbliche, non c'è rimedio se non la distruzione radicale o l'andare ad abitarvi
Gli esempi storici addotti sono poi due:
Gli Spartani
seguirono il terzo metodo con l'instaurazione del regime oligarchico dei trenta tiranni dopo la conquista di Atene a seguito della guerra del Peloponneso
Tuttavia esso sarà rovesciato
I Romani
quando utilizzarono il metodo spartano, non ebbero successo e furono costretti a ruinare completamente le città di Capua, Cartagine e Numanzia
Questo perché, quando si conquista senza distruggere una città abituata a vivere libera, essa si ribellerà prima o poi
Significativo il sintagma "in nome della libertà": non è tanto il regime liberare concretamente sperimentato, quanto l'ideale democratico assunto a modello a costituire un "refugio nella rebellione"
l'esempio di PISA deriva dalla diretta esperienza machiavelliana: conquistata nel 1406, Pisa recuperò l'indipendenza nel 1494; infine Firenze la riacquistò solo nel 1509 (grazie all'Ordinanza, la milizia cittadina arruolata da Machiavelli)
Tra le ragioni che rendono più semplice assoggettare un territorio già assuefatto è l'incapacità di questi popoli di eleggere un principe civile e di come non sappiano vivere liberi, cioè siano privi di opportuni ordinamenti
I DUE PERIODI CONCLUSIVI sono costruiti in parallelo:
prima si parla dei principati, quindi di Stati già assuefatti a vivere sotto un sovrano) e si passa dalle città o province ai cittadini di quei principati, usi ad ubbidire
poi l'autore si sofferma sulle Repubbliche e le descrive come piene di maggiore vitalità politica, odio per l'oppressore, desiderio di vendetta per la libertà per procedere con i loro cittadini ai quali la memoria della antiqua libertà non concede requie
In tal caso, l'unica soluzione è la distruzione
CAPITOLO VI
Machiavelli punta la sua attenzione sulla fondazione dei principati nuovi grazie alla VIRTU' del principe e mediante l'utilizzo di ARMI PROPRIE
Il tema è illustrato mediante i casi esemplari di grandi uomini dell'antichità (cita Mosè, Ciro il Grande, Romolo e Teseo) che seppero trarre profitto dalle loro qualità personali sfruttando a proprio vantaggio la contingenza storica e conducendo a buon esito le loro imprese con il ricorso della forza
Vi si manifesta la CONCEZIONE DELLA STORIA TIPICA DI MACHIAVELLI, che ravvisa nel comportamento degli uomini delle costanti fisse in ogni tempo e luogo dalle quali è possibile ricavare leggi generali dell'agire politico e insegnamenti per l'azione nel presente
Tuttavia, a parere del pensatore resta un MARGINE DI LIBERTA' PER L'UOMO a seconda di come la VIRTU' personale si metta in rapporto con la realtà oggettiva che si trova di fronte
Non bisogna dimenticare che il libretto nasce con l'obiettivo di fornire gli adeguati strumenti al principe per affrontare la gravità dei tempi
Il problema del RAPPORTO TRA VIRTU' E FORTUNA viene per la prima volta affrontato esplicitamente
La FORTUNA è costituita dall'insieme delle circostante oggettive in cui il politico si trova ad operare, indipendenti dalla sua volontà
per il principe virtuoso, la fortuna è l'OCCASIONE DEL SUO AGIRE, una materia informe su cui deve esprimere una forma
Era necessario per MOSE' trovare il popolo israeliano afflitto in Egitto
Occorreva che ROMOLO non trovasse posto ad Albalonga e fosse abbandonato
Bisognava che CIRO trovasse i Persiani malcontenti dei Medi, a loro volta indeboliti
TESEO non poteva dimostrare la sua virtù senza trovare gli ateniesi indeboliti
Virtù e fortuna non sono quindi variabili indipendenti, ma si implicano l'un l'altra, ciascuna delle due è necessaria, ma non sufficiente
Senza l'occasione esterna, la virtù del principe non avrebbe modo di mostrarli; viceversa, senza una virtù che la sappia cogliere, l'occasione sarebbe vana
Uno dei concetti centrali del capitolo è che chi conquista il principato non affidandosi alla fortuna, ma alla sola virtù, ha maggiori difficoltà nell'acquistarlo ma non nel mantenerlo
Ne scaturisce una delle affermazioni più caratteristiche di Machiavelli: la NECESSITA' DELLA FORZA, e qui si inserisce la polemica contro i PROFETI DISARMATI che, non disponendo di forze proprie, sono necessariamente destinati alla sconfitta
L'uso del sostantivo "profeti" è alquanto singolare, ma prepara il riferimento contemporaneo alla vicenda di Girolamo Savonarola, il quale, dopo la cacciata dei Medici nel 1494, aveva dato avvio ad una campagna moralizzatrice a Firenze istituendo una Repubblica popolare fondata sul Consiglio Grande. Tuttavia morì impiccato e arso sul rogo dopo la scomunica di Alessandro VI e la riduzione del consenso fiorentino
proprio i profeti disarmati incontrano maggiori difficoltà nel consolidare la propria posizione e debbono riuscirvi con la virtù, dal momento in cui entrano nella venerazione popolare non hanno però ragione di temere
CAPITOLO VII
forma una sorta di "dittico" con il precedente
VI, in cui Machiavelli aveva proposto grandissimi esempi di condottieri del passato giunti al potere con armi proprie e virtù (Mosè, Ciro il Grande, Romolo, Teseo)
In questo passo si analizza il caso di PRIVATI CITTADINI DIVENTATI PRINCIPI CON ARMI ALTRUI E L'AIUTO DELLA FORTUNA
Le difficoltà del principe giunto al trono per fortuna cominciano nel momento in cui egli vi è POSTO
"porre" = non ha avuto quasi alcun ruolo nel pervenire al grado che occupa
Esempi della storia antica:
Tiranni messi da Dario a capo delle città ioniche
Imperatori romani posti in carica da milizie corrotte
L'instabilità dipende dalla VOLUBILITA' DELLA FORTUNA O DELLA VOLONTA' DI COLORO CHE HANNO DETERMINATO LE CONDIZIONI PER L'ASCESA
Quando un potere su un nuovo stato giunge in maniera così improvvisa, esso è privo di adeguate radici e sostegno e così il primo conflitto o rovescio di fortuna rischia di abbatterlo
la soluzione risiede nel VALORE DEL PRINCIPE, che sappia allestire questi apparati che di solito si devono preparare nelle fasi di conquista del principato
ed ecco che la riflessione di Machiavelli si incentra sulla figura di CESARE BORGIA (1475-1507)
Egli viene contrapposto a FRANCESCO SFORZA, il capitano di ventura che divenne duca di Milano e che secondo Machiavelli si basò sulla virtù
figlio illegittimo di papa ALESSANDRO VI, è un eccellente esempio di condottiero che dapprima è aiutato dalla fortuna e arriva facilmente al potere, poi però è abile a gettare basi solide ai suoi domini
è infatti supportato dal padre che gli fornisce l'aiuto militare degli Orsini e l'alleanza col re di Francia per permettergli di creare dal nulla il proprio Stato in Romagna
si adopera poi per fornirsi soldatesche proprie che gli siano fedeli e stabilisce una rete di alleanze politiche che stabilizzano il suo potere, accingendo nuove conquiste e NON DIPENDENDO PIU' DALLA FORTUNA
Per Machiavelli, egli sarebbe stato capace di allargare i suoi domini anche in Toscana se il padre non fosse morto improvvisamente nel 1503 e se lui fosse stato capace di manovrare efficacemente l'ELEZIONE AL NUOVO PONTEFICE
In seguito venne infatti eletto GIULIO II, nemico giurato dei Borgia, e per colpo di sfortuna Cesare era anche gravemente malato nei giorni dell'elezione papale
unico grave ERRORE del Valentino
Ciò anticipa anche quanto Machiavelli dirà circa il RAPPORTO TRA VIRTU' E FORTUNA, poiché Cesare avrebbe dovuto prevedere ogni eventualità riguardo la morte del padre e premunirsi per tempo
non costruì gli "argini"
Egli viene proposto come modello positivo di principe e di sovrano, benché si sia macchiato di GRAVI COLPE E DI UNA SERIE DI ATROCITA', tuttavia necessarie a rafforzare la sua posizione
INGANNO DI SENIGALLIA
Nel 1502, egli riunì i suoi nemici a Senigallia fingendo di volersi riappacificare e facendoli in realtà assassinare
Machiavelli ne fu anche testimone, essendo presente a Senigallia come rappresentante della Repubblica di Firenze
"Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini"
elogiata dall'autore perché in questo modo si liberò dei suoi oppositori e spianò la strada al consolidamento del suo potere
esempio di quei comportamenti immorali, ma politicamente necessari che verranno descritti nei capitoli XV-XXIII del trattato
RAMIRO DE LORQUA
fu designato dallo stesso Valentino come governatore della Romagna e fu noto per i suoi metodi crudeli e spietati che tuttavia riportarono l'ordine tra la popolazione
Tuttavia fu ucciso dallo stesso Borgia, che ne espone il corpo tagliato a pezzi sulla piazza di Cesena
duplice scopo
pacificare la regione e accattivarsi l'appoggio dei feudatari locali
macabra dimostrazione di cosa possa accadere a chi gli si oppone nell'azione politica
Il Valentino è dunque un personaggio che affascina fortemente l'autore per la capacità dimostrata di creare ex novo un proprio dominio territoriale e diventare artefice del proprio destino
La sua parabola di ascesa e caduta, quest'ultima dovuta alla malignità di fortuna, più che ad errori compiuti dal personaggio, aveva caratteri letterari e tragici che spingono Machiavelli a dedicargli il capitolo più ampio del Principe
l'esemplarità delle sue gesta compie anche una funzione essenziale nell'ECONOMIA TEMATICA DELL'OPUSCOLO
In Cesare Borgia, l'autore impianta le radici di tutta la seconda parte del trattatello:
rendere inoffensivi i nemici e procurarsi alleati fedeli
vincere con la forza o con l'astuzia
procurarsi amore e rispetto dei popoli e fedeltà delle milizie
eliminare con spregiudicatezza i possibili avversari
porre le basi di un nuovo e solido assetto istituzionale
mostrarsi rigoroso, generoso e magnanimo
mantenere i rapporti di alleanza da una posizione di vantaggio
CAPITOLO VIII
L'ottavo capitolo del Principe tratta di coloro che sono pervenuti al principato attraverso le SCELLERATEZZE E SPREGIUDICATEZZE
Machiavelli spiega che se un principe non è né virtuoso, né fortunato, deve necessariamente tentare il tutto per tutto per acquisire e mantenere il suo principato, oltreggiando persino la morale
seguono DUE ESEMPI
UNO DALLA STORIA ANTICA
AGATOCLE DI SIRACUSA
Ebbe fama di compiere ogni tipo di scelleratezza e quando accompagnò la sua attitudine al male con delle virtù militari ottenne il ruolo di pretore di Siracusa
In comune accordo con AMILCARE CARTAGINESE fece radunare tutti gli esponenti della classe senatoria al suo cospetto e ad un suo cesso tutti furono trucidati dalle sue milizie
Avendo ricevuto aiuto dai Cartaginesi, condusse poi una guerra contro di loro e fu così abile da spostare la guerra in Africa
Con un vero colpo di Stato, Agatocle si prese ciò che né la fortuna, né il talento gli avrebbero donato; ma la sua sfrenata crudeltà degna di una bestia e la mancanza di umana pietà non consentono di enumerarlo tra i grandi uomini
UNO DALLA STORIA MODERNA
OLIVEROTTO DA FERMO
Nato con il nome di Oliverotto Euffreducci da Fermo, fu cresciuto dallo zio materno Giovanni Fogliani e affidato a Paolo Vitelli affinché percorresse la carriera militare
In poco tempo si distinse per il suo valore e il suo ingegno, per questo motivo pianificò una strategia per ottenere il governo di Fermo con la complicità di alcuni cittadini
Scrisse allo zio affinché lo ricevesse nella sua città natale per testimoniare con i suoi stessi occhi la grandezza raggiunta da suo nipote
Si organizzò dunque una cena con tutti gli esponenti del potere locale e lo stesso zio, al termine della quale Oliverotto mosse ragionamenti elogiativi nei confronti di Alessandro e Cesare Borgia, suscitando l'indignazione dei presenti
Giovanni lo portò in disparte per il discorso ed è a questo punto che le milizie irruppero nel palazzo e uccisero tutti i presenti e lo stesso zio.
Alessandro VI fu capace di ritagliarsi una fetta di potere che seppe mantenere infondendo un tirannico terrore ai sottoposti
tuttavia, l'ingannatore finì ingannato e cadde nella trappola di Senigallia di Cesare Borgia
Benché all’esordio del capitolo Machiavelli intendesse limitarsi ai due esempi, non si esime da qualche considerazione di portata più generale sulle crudeltà bene o male usate.
L’elemento rivoluzionario è insito nel fatto stesso di considerare ammissibile che una crudeltà possa essere bene usata, e lo è quando è momentanea, dettata dall’esigenza di consolidare lo stato, e volta presto al benessere dei sudditi.
Le crudeltà male usate sono quelle che, invece di interrompersi o diminuire, aumentano e si intensificano, come una serie ininterrotta.
Il principe nuovo è bene dunque che compia subito e tutte insieme le azioni odiose, necessarie a consolidare lo stato, e quindi si volga a beneficare i sudditi per esserne amato.
CAPITOLO IX
Il capitolo forma una specie di "dittico" con quello precedente, che trattava di coloro che ascendono al principato attraverso la violenza ed esercitano poi la tirannide
In questo passo, Machiavelli decide di trattare di COLORO CHE DIVENTANO PRINCIPI CON IL FAVORE DI ALTRI CITTADINI
Secondo l'autore, il principato nasce come compromesso tra i due opposti "umori" che determinano il conflitto:
il DESIDERIO DEI GRANDI di dominare
il DESIDERIO DEL POPOLO di non voler essere oppresso
Si noti che i grandi sceglieranno il princeps dalle proprie file, mentre il popolo sceglierà genericamente uno che potrebbe essere anche un aristocratico divenuto difensore dei diritti popolari
Colui che diventa principe con l'aiuto dei grandi, mantiene il suo potere con molta più difficoltà rispetto a coloro che lo diventano con l'aiuto del popolo
tipico dei grandi è infatti il "più vedere", ossia una maggiore capacità di discernimento politico, una preveggenza che comporta una maggiore astuzia e determina l'esercizio di un'azione tempestiva e spregiudicata
I grandi agiranno in anticipo per schierarsi dalla parte di colui che ritengono poter riuscire vincitore di una contesa politica e cercheranno di meritarsi la gratitudine di quello
Machiavelli spiega che i grandi possono comportarsi in due modi:
o manifestano pieno legame alle fortune del principe
coloro che "non si obligano", lo fanno invece per due ragioni:
o per mancanza di coraggio
oppure per una propria ambizione
questi ultimi vanno temuti come nemici dichiarati e trattati in quanto tali.
il principe asceso con l'appoggio dei grandi è naturalmente temuto dal popolo, e qualora quest'ultimo lo riconoscerà come benevolo e giusto gli si legherà ancor più che se lo avesse apertamente sostenuto nella conquista del principato
Come esempio, Machiavelli riporta un'interpretazione della vicenda politica di NABIDE, tiranno di Sparta che non sconfisse i Romani e non fu nemmeno un sovrano amato dai propri cittadini
ma che in verità, potè resistere abbastanza a lungo all'assedio perché si era guadagnato una consistente parte della popolazione attraverso una legge agraria
Secondo l'autore egli fu la dimostrazione di come un leader che fonda il suo potere sul favore popolare ha basi solide e non perde il sostegno dei concittadini nel momento del bisogno, ma a patto di portare avanti una politica concreta, a differenza di quanto avvenne ai fratelli Gracchi e a Giorgio Scali, il capo popolare del tumulto dei Ciompi a Firenze nel 1378, finendo decapitato
Infine Machiavelli insiste sul tema del fondare lo stato attraverso efficaci strategie organizzative in senso politico-istituzionale, economico-fiscale e diplomatico-militare.
CAPITOLO X
Nell'esaminare le qualità dei principati, si distingue il principe che:
è indipendente nella milizia di altri
richiede sempre l'aiuto altrui
L'esempio di città in grado di sostenere con successo un assedio è quello di città liberissime, ossia di PRINCIPATI CIVILI COME QUELLI DELLA GERMANIA
Non hanno bisogno di eserciti mercenari perché:
tengono i loro cittadini in esercizio nelle arti militari
non temono i potenti
non vengono neanche attaccate in quanto l'assedio sarebbe troppo lungo
Questi principati hanno fosse e mura, armi a sufficienza, disponibilità di lavoro per tutti i cittadini e dispense pubbliche di viveri
la strategia suggerita da Machiavelli per il principe che non abbia mezzi sufficienti a mantenere un esercito in campo è di FORTIFICARE CON PARTICOLARE CURA LA CITTA', TRASCURANDO MAGARI LA DIFESA DELLA REGIONE CIRCOSTANTE
Un principe prudente e animoso saprà adottare i rimedi necessari e adeguare i suggerimenti machiavelliani alle esigente del caso, anche nell'assedio egli:
indurrà i sudditi a credere che l'assedio possa terminare rapidamente
susciterà timore per la ferocia dell'assediante
con spregiudicatezza renderà inoffensivi i contestatori troppo espliciti
In questo modo i cittadini saranno fedeli sempre al principe, perché anche coloro che hanno tollerato, per amore del proprio principe, la perdita dei beni, attendono che egli li ricompensi
CAPITOLO XI
Machiavelli introduce l'ultimo e specialissimo tipo di principato, quello ECCLESIASTICO
L'unica difficoltà sta nell'ottenerlo, poiché si conquista con virtù e con fortuna, ma si può mantenere senza nessuna delle due
Ciò perché in tale tipologia, il principe RIMANE IN STATO, ovvero resta al potere anche senza avere un atteggiamento adeguato
Vi è mantenuto dalle istituzioni consolidatesi nella fede religiosa fin da tempi antichissimi, di conseguenza sono PRINCIPATI FELICI E SICURI
Sostiene che non si dilungherà su questa tipologia perché sono questioni "DIVINE" e dire la propria opinione sarebbe da presuntuosi
Nonostante ciò, rammenta quanto sia diventato IMPORTANTE IL POTERE TEMPORALE DEI PAPI, e di come ormai essi siano signori potenti
Prima della discesa di CARLO VIII, in Italia vi erano 5 stati maggiori:
MILANO
VENEZIA
FIRENZE
IL PAPATO
IL REGNO DI NAPOLI
I più temibili erano proprio i Veneziani e il papa, per la capacità di sbilanciare gli equilibri
Ricorda come per scacciare i veneziani da Ferrara, tutti gli altri Stati dovettero coalizzarsi tra di loro, e di come sia stato importante il potere del papa, capace di prevalere
Menziona poi i due papi che secondo l'autore furono i primi ad esercitare pienamente il loro potere:
ALESSANDRO VI
Dimostrò quanto un papa con denaro e armi potesse acquistare prestigio
GIULIO II
si procurò ricchezze fino a quel momento inimmaginate e senza favorire la propria famiglia o fazione, e lasciando, alla sua morte, nelle mani di LEONE X, il grande potere acquisito
CAPITOLO XII
Il passo apre un "trittico" di capitoli (XII-XIV) dedicati al delicato problema della DIFESA MILITARE DELLO STATO
Nella visione dell'autore è cruciale per il mantenimento della struttura politica e per assicurare le "BUONE LEGGI"
Machiavelli distingue in modo analitico i vari tipi di milizia, esse possono essere
proprie del principe
mercenarie
ausiliari
miste
Arriva alla conclusione che quelle mercenarie sono inutili e pericolose, il principe che si affida loro non godrà mai di stabilità e sicurezza
Infatti, i soldati mercenari sono poco motivati a combattere per uno Stato che non è il loro, sono disuniti, ambiziosi, senza disciplina
Non hanno reverenza religiosa, né rispetto per gli impegni presi. I due concetti sono estremamente collegati in quanto il timore di Dio indica in generale l'adeguamento ad un principio etico superiore
La loro unica preoccupazione è lo stipendio
il tema dell'incerta affidabilità delle truppe stipendiate è topico fin dalla canzone 128 nel Canzoniere petrarchesco, quella stessa che Machiavelli citerà in chiusura
All'utilizzo delle truppe mercenarie, Machiavelli fa derivare la ruina di Italia
esse avevano dato buona prova fintanto che si era trattato di piccole contese interne, fra signorotti italiani; ma quando si trattò di affrontare veri e propri eserciti nazionali stranieri, come fu quello francese di Carlo VIII, mostrarono quello che elle erano.
Machiavelli condanna anche l'utilizzo dei CAPITANI DI VENTURA
infatti, il CAPITANO VIRTUOSO ti rovina con azioni straordinarie (tradimenti o aggressioni al di là degli intenti del committente), il CAPITANO INETTO ti rovina anche semplicemente nelle azioni ordinarie, per il fatto stesso di essere incapace
Nella seconda parte, Machiavelli argomenta le sue tesi con esempi tratti dal mondo antico e moderno:
CARTAGINESI, che furono oppressi dai loro soldati mercenari
FRANCESCO SFORZA, fu assoldato dai Milanesi contro Venezia e riportò la vittoria di Caravaggio, mentre in seguito (1450) assediò Milano e ottenne il titolo ducale a danno dei Visconti per il quale aveva lavorato
MUZIO ATTENDOLO, padre di Francesco Sforza, era stato a servizio della regina di Napoli Giovanna II e con la sua condotta ambigua l'aveva spinta a nominare suo erede ALFONSO V D'ARAGONA, causando la fine del dominio angioino
Nel caso dei Veneziani e dei Fiorentini, Machiavelli afferma come per loro abbia favorito la sorte, dato che molti capitani valorosi da loro assoldati, furono o sconfitti, o trovarono opposizione, o cercarono fortuna altrove
JOHN HAWKWOOD
fu un condottiero inglese a servizio di Firenze che non riportò vittorie significative, nel qual caso avrebbe certamente imposto il suo potere sulla città secondo l'autore
PAOLO VITELLI
ebbe il comando delle truppe fiorentine nella lunga e dispendiosa guerra per la riconquista di Pisa, ma i fiorentini, insoddisfatti, lo giustiziarono come traditori
VENEZIANI
l'analisi della politica veneziana si muove invece in due direzioni
le imprese d'oltremare
che si fondarono sui propri cittadini come capitani e sulla "plebe armata" come truppa
le imprese per la conquista di un dominio in terraferma
condotte secondo l'uso degli altri potentati italiani con milizie mercenarie
Machiavelli riporta la vicenda di FRANCESCO DA BUSSONE, CONTE DI CARMAGNOLA, il quale militò per i veneziani. Dopo la vittoria di Maclodio restituì senza riscatto i prigionieri ai milanesi e non riuscì a conquistare Lodi e Cremona, Per questo motivo i veneziani lo giustiziarono, credendo in un tradimento.
Machiavelli chiude il capitolo con la tragica conclusione cui ha condotto il valore di queste compagnie mercenarie: ovvero che l'Italia fosse AGGREDITA DA CARLO VIII (1494), DEPREDATA DA LUIGI XII (1499), VIOLENTATA DA FERDINANDO II DI SPAGNA (1501) E INSULTATA DALLA CALATA DEGLI SVIZZERI (1512)
CAPITOLO XIII
Argomento del passo, sono le MILIZIE AUSILIARI, ovvero quelle per le quali si chiama un potente in aiuto
Machiavelli giudica anche queste insufficienti e molto spesso danneggiano colui che le ha chiamate dato che se vincono, si resta loro prigionieri
ES. imperatore di Costantinopoli GIOVANNI VI, chiese aiuto a diecimila Turchi perché lo supportassero in Grecia. I Turchi, terminata la guerra, resero proprio la Grecia schiava.
questo genere di soldati portano alla rovina certa in quanto nelle armate mercenarie a detenere il potere dell'esercito è un comandante sconosciuto e per questo non può acquisire una tale autorità da minacciare il principe
Mentre la pericolosità delle milizie ausiliarie risiede nella loro obbedienza a un altro, per cui esse sono naturalmente volte alla congiura
dunque, se nelle truppe mercenarie è più pericolosa l'ignavia, in quelle ausiliarie è pericolosa la virtù
Un principe saggio saprà invece rivolgersi alle proprie milizie perché non giudicherà essere vera vittoria quella acquistata con le milizie altrui
CESARE BORGIA
si servì in primo luogo delle armi ausiliarie francesi per entrare in Romagna, ma poi, non fidandosene più, arruolò Orsini e Vitelli. In seguito ritenne anche questi poco degni di fiducia e si rivolse ai propri soldati. Rimasto con le sue sole truppe, si accorse di quanto maggiore fu la sua reputazione in quanto unico comandante
IERONE DI SIRACUSA E DAVID DI SAUL
dimostrarono come sia meglio utilizzare le armi proprie al posto di quelle altrui, anche quando si corre il rischio della disfatta
CARLO VIII
avendo liberato il suo regno deli inglesi grazie alla virtù, istituì un esercito di truppe proprie arruolando la sua gente
di lì a poco, suo figlio LUIGI XI avrebbe interrotto l'usanza iniziando ad arruolare mercenari svizzeri. Ciò fu una mossa controproducente per i francesi
Secondo questi esempi è dimostrato che le armi ausiliarie o creano danni o sottomettono.
Inoltre, un principe non è davvero saggio se non è in grado di riconoscere i mali fin dal principio, per cui senza un esercito composto da sudditi e cittadini propri, ci si deve affidare in tutto alla fortuna, non essendo egli in grado di difendersi nelle situazioni avverse.
Machiavelli conclude affermando che sarà facile per un principe organizzare le proprie armi se si prenderà come esempio i quattro da lui citati e Filippo il Macedone
CAPITOLO XIV
La sola tecnica che conviene al principe è l'ARTE DELLA GUERRA, ciò che non solo gli permette di mantenere il trono, ma fa sì che anche uomini privati di fortuna diventi regnanti
Al contrario, si nota come i principi che si sono dedicati maggiormente ai piaceri della vita che alle armi, abbiano perso il loro Stato
ES: Francesco Sforza, grazie alle sue capacità militari divenne duca di Milano, al contrario i figli non ne furono capaci e ruinarono lo stato
Machiavelli afferma che non si può mettere a paragone un principe armato da uno che non lo è e che non è ragionevole che un uomo obbedisca ad un altro disarmato
Per questo motivo, solo un principe esperto della guerra potrà ricevere la stima dei suoi soldati, senza però doversi mai fidare
Un principe savio non deve inoltre mai abbandonare il pensiero della guerra, neanche in tempi di pace, ma deve sempre esercitarsi
Machiavelli offre due modi attraverso i quali ciò diventa possibile:
con le OPERE
il principe deve tenere sempre in ordine il suo esercito, organizzare cacce e simulazioni, imparare la natura del proprio territorio così da poterlo difendere e successivamente comprendere attraverso similitudini i territori nuovi
con la MENTE
il principe deve leggere le storie degli uomini eccellenti, osservare come essi abbiano dominato durante le guerre, esaminare le ragioni delle vittorie e delle perdite, individuare cosa imitare e cosa non sbagliare
Così come Alessandro Magno imitava Achille, così Cesare imitava Alessandro.
Il capitolo si chiude nel nome della fortuna, e il valore militare con la competenza strategica si configurano come unici elementi capaci di contrastare la fortuna avversa
CAPITOLO XV
In questo capitolo vengono enunciati alcuni dei principi fondamentali del pensiero politico di Machiavelli
Lo scrittore ha consapevolezza dell'originalità di ciò che sta scrivendo e, facendo un riferimento generale ad una trattatistica precedente, annuncia di volerne prendere le distanze
Machiavelli afferma di non voler compiere un'analisi prettamente teorica, ma di voler offrire uno STRUMENTO PER L'AZIONE DEL PRINCIPE CHE SIA PRATICO, in linea con quanto aveva detto nella dedica
Per questo motivo, ritiene che non servano costruzioni ideali dato che il principe deve misurarsi con la realtà concreta che è sempre lontanissima dall'ideale
è alle sue leggi effettive che il principe deve guardare se vuole felicitare
Si tratta di affermazioni rivoluzionarie che delimitano il campo di una nuova scienza politica
Con lucidità e coraggio intellettuale, Machiavelli sottolinea come una stessa azione possa essere valutata secondo due metri di misura diversi:
Dovendo operare in questa umanità, per il principe osservare certe virtù lo mette in condizioni di debolezza, mentre usare metodi riprovevoli può essere utile a raggiungere il risultato
Per questo, il saggio statista deve essere pronto ad utilizzare certi criteri ove sia necessario
Viene SUPERATA DI COLPO TUTTA LA TRADIZIONE MEDIEVALE, che subordinava totalmente la teoria politica alla morale, ma viene SUPERATA ANCHE QUELLA UMANISTICA QUATTROCENTESCA, che si ispirava ad un platonismo ideale
il capitolo fornisce ESEMPI CONCRETI della distinzione tra politica e morale proponendo un elenco di tutte le qualità che sarebbero lodevoli in un principe e di quelle che sarebbero biasimevoli
Ed è qui fissata la STRUTTURA LOGICA E DISCORSIVA che sarà costante nei capitoli del Principe: "SAREBBE LAUDABILISSIMA COSA...MA"
Da un lato si colloca il dover essere, la norma morale, dall'altro la verità effettuale della cosa, entro la quale il politico deve operare e della quale deve tener conto
Sono criteri AUTONOMI: ciò che è bene moralmente può essere dannoso politicamente e ciò che è utile politicamente può essere contrario alla morale
CAPITOLO XVI
In questo capitolo, Machiavelli riflette sulla LIBERALITA' e sulla PARSIMONIA del principe
Per quanto riguarda la prima qualità, se utilizzata in maniera corretta e non ostentata, essa sarà discreta e non palese, evitando al principe la nomea di "avaro"
Al contrario, un principe troppo liberale, e perciò impoveritosi, come conseguenza del suo comportamento sarà odiato dai sudditi (gravati da un peso fiscale insostenibile) e disistimato da tutti per la scarsa cura che ha avuto dei propri beni
Per questo motivo AL PRINCIPE CONVIENE ESSERE PARSIMONIOSO, dal momento che la fama di avaro con il tempo potrà trasformarsi in quella di generoso
il risparmio permetterà al principe di muovere guerre e di promuovere opere pubbliche senza gravare sui sudditi
Il tema costante nella riflessione machiavelliana intorno al comportamento soggettivo del principe è il BILANCIO FRA IL BENESSERE DI MOLTI E IL DANNO EVENTUALMENTE ARRECATO A POCHI
Il principe accurato nell'amministrare i propri beni farà fronte alle esigenze economiche dello stato e apparirà misero solo a coloro che avrebbe dovuto premiare
In tempi recenti, solo quelli considerati miseri hanno fatto grandi cose, gli altri sono caduti
Papa GIULIO II
fu generoso solo nell'ascesa al potere, dedicandosi in seguito ad una guerra
LUIGI XII DI FRANCIA
riuscì grazie alla sua parsimonia a sostenere innumerevoli conflitti armati senza gravare sui sudditi
occorre infine distinguere:
PRINCIPE CHE SI STA GUADAGNANDO IL POTERE
la liberalità è necessaria
ES: Cesare fu generoso nella sua ascesa, ma si temperò nel suo impero per non andare in rovina
IL PRINCIPE CHE L'HA GIA' CONQUISTATO
la liberalità è dannosa
Il principe può inoltre spendere:
il PROPRIO DENARO
il DENARO DEI SUDDITI
il DENARO DEGLI ALTRI, ovvero quello dei bottini di guerra
In quest'ultimo caso deve essere generoso per accrescere la sua reputazione, altrimenti non sarà seguito dal suo esercito
In conclusione. è meglio che il principe si tenga la nomea di avaro per cui non viene odiato, piuttosto che del rapace che genera odio oltre che infamia
CAPITOLO XVII
In questo capitolo, Machiavelli riflette su se sia preferibile al principe essere amato piuttosto che temuto, o il contrario
Per lo scrittore, sarebbe meglio essere considerati pietosi, non di manco egli non deve curarsi della fama di essere crudele per tenere uniti i suoi sudditi
Questo perché essere sempre pietoso può lasciare spazio a disordini che colpiscono la moltitudine, mentre le esecuzioni colpiscono i pochi
Fuoriesce nuovamente il tema del bilancio tra il benessere dei molti e il danno eventualmente arrecato ai pochi
A questa domanda, l'autore risponde dicendo che siccome è impossibile essere entrambi, tanto vale essere temuti per un semplice motivo:
gli uomini sono naturalmente ingrati, volubili, simulatori, avari e fuggitivi, pronti a ribellarsi in qualsiasi momento
Il vincolo di riconoscenza è rotto da qualsivoglia occasione di vantaggio personale
Il vincolo creato dal timore si fonda sulla paura di pena, cioè dalle conseguenze determinate da un comportamento infedele e non abbandona mai
Ciononostante, il peggior male di un principe è farsi odiare
l'ODIO è la causa primaria della rovina di un regno, quindi è bene che colui che governa si faccia temere al punto giusto in modo da non essere odiato
Lo farà:
stando lontano dai possedimenti e dalle donne dei loro sudditi
condannando a morte solo quando la causa sia più che giustificabile
stando attento ai beni degli altri, in quanto gli uomini dimenticano presto la morte del padre piuttosto che la perdita del proprio patrimonio
In particolare, nella condotta delle truppe il principe dovrà manifestare un rigore inflessibile, farsi carico del nome di crudele perché questo è l'unico modo per tenere uniti gli eserciti nelle imprese
ANNIBALE
eccezionale capacità di tenere unito un esercito misto anche nella sua cattiva fortuna
SCIPIONE
troppo indulgente e spietato nelle punizioni tanto da causare la ribellione dei suoi eserciti in Spagna
Machiavelli conclude il capitolo affermando che, poiché gli uomini manifestano amore a proprio piacimento, mentre provano paura se il principe si mostra temibile...
quest'ultimo non potrà che fondarsi su quegli atteggiamenti che dipendono da lui medesimo e dovrà badare solo a non essere odiato
CAPITOLO XVIII
Si tratta del capitolo del Principe che ha suscitato il maggior scandalo e le reazioni più indignate, in cui si propongono i due poli del dilemma: LA SFERA DEL DOVER ESSERE e la VERITA' EFFETTUALE
Il problema principalmente posto è se al principe convenga o meno mantenere la parola data
Machiavelli afferma che sarebbe davvero lodevole per un principe rispettare i suoi patti, ma nell'effettualità della politica non mantenere la parola data ha concesso ai principi di ottenere grandi cose, superando quelli che sono stati leali e sconfitti
Insiste, come più volte nel corso del trattato, sulla particolare GRAVITA' DELLA CONDIZIONE POLITICA PRESENTE.
Tali affermazioni saranno coronate dall'idea che la fortuna sia potuta apparire dominatrice incontrastata dei destini umani proprio in considerazione dei radicali sconvolgimenti storici avvenuti nell'arco di pochi anni
L'autore sostiene che chi voglia operare nel mondo duro, senza pietà, della politica deve prescindere dalle leggi morali comuni sapendo impiegare all'occorrenza, l'astuzia e la forza senza esitazione
Le sue affermazioni non sono fatte con cinica disinvoltura, esse presuppongono un'autentica, profonda lacerazione interiore
Non è certo indifferenze alle norme morali, né si propone di sovvertirle, ma l'onestà intellettuale e l'aderenza coraggiosa alla realtà lo inducono a registrare un dato di fatto incontrovertibile
Su questo concetto insiste il secondo paragrafo in cui Machiavelli afferma che in alcune circostanze l'utilizzo della forza è indispensabile
incarnata dalla celebre e potente immagine del CENTAURO
Metà uomo e metà bestia, agli occhi dello scrittore compendia l'essenza del politico che deve saper usare la violenza se vuole dare solidi fondamenti allo Stato
Si tratta di ciò che viene anche insegnato dalle sacre scritture, egli ricorda come molti eroi vennero affidati al centauro Chirone, il quale fu maestro di Achille, Ercole e Giasone
Altra celebre figura è quella della VOLPE E DEL LEONE
Nel riferirsi alla "bestia", attribuisce a tale aspetto dell'umano agire il connotato dell'astuzia volpina oltre a quello della ferocia leonina
Di fatto, i principi che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli delli uomini, hanno ottenuto successo
Dunque per lo statista fiorentino, la spregiudicatezza fraudolenta è altrettanto ferina e animalesca quanto la forza bruta, ed entrambe afferiscono all'ambito del combattere con la forza e non con le leggi
Nell'ultima parte, compare un altro nuovo elemento: il principe non deve solo essere capace di compiere il male, ma deve anche SAPER DISSIMULARE LA MALVAGITA' E SIMULARE LA VIRTU'
questo perché gli uomini si basano sulle apparenze percepibili alla vista, senza davvero comprendere lo svolgersi degli eventi e i comportamenti del principe
Dunque, nelle azioni del sovrano importa tener conto dell'obiettivo raggiunto, dell'evento della cosa, cioè del risultato concretamente perseguito
Se tale obiettivo viene raggiunto e salvaguarda il benessere dei più, i mezzi impiegati saranno sempre lodati da tutti
Machiavelli sottolinea la valenza sociale del proprio teorema nel contrapporre nuovamente il vulgo incapace di previsione politica ai pochi che non si lasciano ingannare dalle apparenze, ma che restano travolti quando non abbiano un adeguato sostegno politico.
CAPITOLO XIX
Passo legato strettamente a quello precedente
Machiavelli ne prosegue idealmente la trattazione soffermandosi su quei COMPORTAMENTI CHE IL SOVRANO DEVE ASSOLUTAMENTE EVITARE PER NON DANNEGGIARE LA PROPRIA IMMAGINE PUBBLICA E SCREDITARSI AGLI OCCHI DEI SUDDITI
Tra cui l'essere RAPACE E USURPATORE, ciò lo rende incostante, superficiale, molle, vile e indeciso
A questi cinque epiteti negativi, si oppongono cinque qualità positive. Il principe apprezzato e amato dai sudditi, sarà:
MAGNANIMO
CORAGGIOSO
SERIO
D'ANIMO FERREO
Nelle DECISIONI relative ai contenziosi privati farà in modo che le sue scelte siano IRREVOCABILI
All'irresolutezza si contrappone non un generico decisionismo, ma la CERTEZZA DEL DIRITTO E LA STABILITA' DEI GIUDICATI
Machiavelli ha piena consapevolezza di vivere in tempi di pericoloso disordine normativo e riconosce tra le qualità del sovrano la RAPIDA E DEFINITIVA RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE
Il principe deve avere solo due paure:
INTERNA, per conto dei sudditi
Il principe che conserva una buona reputazione agli occhi dei suoi cittadini è meno esposto al rischio di subire congiure e tentativi di rovesciare il suo potere
Qui si vede il riflesso delle vicende recenti che hanno interessato Firenze nel XVI sec. con la congiura fallimentare contro i Medici ad opera di Boscoli, e nella quale anche Machiavelli fu coinvolto pur essendo probabilmente innocente
In ogni caso, il principe deve essere consapevole che tra i congiurati vi è paura, gelosia...mentre egli ha dalla sua parte le leggi, gli alleati e il consenso popolare
ES: ANNIBALE BENTIVOGLIO, principe di Bologna, fu ucciso dai Canneschi per un complotto, ma il popolo bolognese si sollevò e vendicò la famiglia uccidendo tutti i congiurati
ESTERNA, per conto dei potenti
Si può difendere con buoni eserciti ed alleati. Inoltre, se le relazioni esterne sono tranquille, lo saranno anche quelle interne.
L'autore riprende in linea di massima i ragionamenti che aveva già espresso nel capitolo IX, a proposito di quanto sia importante per un principe essere lodato e accettato da popolo
L'attenzione dello scrittore per l'immagine pubblica del sovrano e l'importanza assegnata ad essa nella solidità del governo è una delle novità più interessanti del Principe e uno degli elementi di maggiore modernità di tutta la trattazione politica machiavelliana
Machiavelli riconduce ancora una volta l'origine dello Stato a una sorta di compromesso e di equilibrio tra due forze sociali contrapposte, ovvero:
I GRANDI
IL POPOLO
Tra cui il principe deve mediare, senza scontentare apertamente né l'una né l'altra
Interessante è per lui l'esempio della MONARCHIA FRANCESE (da Machiavelli conosciuta durante i suoi viaggi diplomatici e già oggetto nel Ritratto di cose di Francia)
In quanto in quel Paese esiste l'istituzione del PARLAMENTO, che funge da "IUDICE TERZO" e mantiene l'equilibrio tra i grandi feudatari e il popolo, evitando al re l'odiosa incombenza di prendere provvedimenti spiacevoli per l'una o l'altra forza sociale
Per Machiavelli questo è un SISTEMA IDEALE, perché il principe dovrebbe sempre affidare ai suoi ministri "le cose di carico" e occuparsi delle incombenze di "grazia" (che possono accrescere la sua popolarità e non danneggiarlo)
Il capitolo si conclude con una LUNGA ANALISI DELLA VITA DI ALCUNI IMPERATORI ROMANI, che furono uccisi in congiure
Machiavelli argomenta come quei sovrani fossero vittime dei loro soldati che dovevano accontentare con continue guerre e, così facendo, finivano per scontentare il popolo che invece amava la quiete
Si sofferma in particolare sulle figure di MARCO AURELIO, COMMODO, I SEVERI, MASSIMINO IL TRACE
CAPITOLO XX
Machiavelli inizia il nuovo capitolo elencando i MODI IN CUI I PRINCIPI HANNO MANTENUTO LO STATO:
Altri hanno diviso le loro terre
Altri ancora si sono procurati inimicizie
Ci sono invece quelli che si sono dedicati a guadagnare i loro nemici
Infine coloro che hanno costruito fortezze ed altri che le hanno distrutte
Nessun principe nuovo ha invece disarmato i suoi sudditi: al contrario, al trovarli disarmati provvederà ad armarli dato che così gli saranno fedeli
Tuttavia, non sarà possibile armarli tutti
Quelli che lo saranno, saranno grati del trattamento ricevuto
mentre i disarmati scuseranno il principe di aver armato quelli che più avevano meriti ed obblighi
Machiavelli va così suggerendo una SOLUZIONE AL PROBLEMA DI STABILITA' ISTITUZIONALE
allorché siano inquadrati militarmente alcuni sudditi di una provincia occupata, quelli diventati soldati ne ricaveranno un beneficio diretto, gli altri potranno essere guardati con minore riguardo
In sostanza, il territorio risulterà presidiato da un gruppo militare costituito dalla parte più fedele al principe, scelta tra la medesima popolazione
Quando un principe acquista uno Stato nuovo come membro aggiunto ad uno vecchio, deve disarmare quello stato eccetto gli amici che lo hanno aiutato ad ottenerlo
Bisogna quindi disarmare i nuovi sudditi rendendoli molli, affinché tutte le armi dello Stato siano concentrate nelle mani dei soldati che vivono accanto al Principe nel suo dominio iniziale
Per quanto riguarda la questione se è bene ALIMENTARE O MENO LE FAZIONI POPOLARI IN LOTTA NELLA CITTA', per Machiavelli è meglio soprattutto in caso di guerra che si mettano davanti le divergenze, poiché se divise non potrebbero reggere gli attacchi nemici
ES. VENEZIA, disunita perché nutriva le schiere dei guelfi e dei ghibellini in disputa perenne, venne sconfitta nella battaglia di Agnadello e fu costretta a rinunciare alle sue mira espansionistiche
Per quanto riguarda le OPPOSIZIONI INTERNE PER I PRINCIPI NON EREDITARI, qualora uno di essi riesca a superare un ostacolo simile, acquisirebbe enorme prestigio cogliendo l'occasione offerta dalla fortuna di manifestare la propria grandezza e virtù
Appare inoltre utile nutrire alcune inimicizie come fece PANDOLFO PETRUCCI, principe di Siena, che reggeva il suo stato più con gli oppositori che con coloro che gli erano fedeli
Potranno infatti essere acquisiti facilmente e con relativa sicurezza quegli avversari che hanno comunque bisogno di appoggi
essi saranno forzati a servire il principe con fedeltà perché sanno che è necessario loro cancellare con le opere la fama sinistra che avevano
I principi che hanno acquisito uno stato da poco tempo, devono considerare bene i motivi che hanno spinto i suoi favoreggiatori
Se non è affetto naturale, ma solo scontentezza per il dominio precedente, sarà molto difficile conquistarli come amici
Per molto tempo fu consuetudine dei principi edificare FORTEZZE per essere al sicuro degli attacchi nemici
Si tratta di un grande stratagemma, utile solo in alcune situazioni, ovvero quando un principe ha più paura del popolo che dei nemici
Al contrario, non è avrà bisogno, dato che non esiste fortezza migliore per un principe che l'appoggio del suo popolo
ES: spiega come la costruzione del castello sforzesco a Milano, rese gli SFORZA troppo sicuri del proprio dominio, arroganti e odiati dai sudditi
Ma in realtà, se i sudditi sono avversi...è possibile che si alleino con gli stranieri e portino alla distruzione. In questo caso, nessuna cinta muraria garantirà la difesa
CAPITOLO XXI
Machiavelli riflette sui modi con cui un principe può essere stimato e afferma che non esiste modo migliore che mostrarsi forte e dare grandi prove di sé.
Ciò avviene compiendo grandi gesta ed imprese memorabili come fece in POLITICA ESTERA, FERDINANDO D'ARAGONA conquistando Granata e diventando il primo tra i cattolici,
In un primo momento egli condusse l'impresa con apparente disinteresse e per questo senza suscitare sospetti da parte dei baroni ostili
Servendosi della Chiesa, attuò un GESTO FEROCE SORRETTO DA UN INTENTO RELIGIOSO e allontanò e confiscò i beni degli ebrei e dei mori, anche se convertiti.
Con il medesimo pretesto religioso, conquistò Orano, Tripoli e Tunisi, Con il trattato di Granada ebbe il predominio della penisola italica, e infine conquistò Navarra aderendo alla Lega Santa.
Così le grandi imprese distraggono l'attenzione e allontanano dal popolo il progetto di realizzare innovazioni
Anche negli EVENTI INTERNI il principe deve dare straordinarietà dei suoi comportamenti mostrandosi sempre determinato davanti ad ogni situazione e decisione
ES. BERNABO' VISCONTI fece cose straordinarie di cui far parlare sia nel bene che nel male
In caso di CONFLITTO TRA DUE FAZIONI, il principe deve necessariamente PRENDERE POSIZIONE perché se si rimane neutrali si sarà preda del vincitore e non si sarà protetti dai perdenti
Se il principe si schiera con il vincitore, quest'ultimo avrà nei suoi confronti un patto di amicizia e un obbligo. Se invece l'alleato perde, egli lo aiuterà finché può.
Inoltre, se non si teme il vincitore, sarà fondamentale che in guerra il principe si schieri aiutando il suo alleato, perché sarà lui a determinare la vittoria e in questo caso l'alleato sarà sempre assoggettato.
Tuttavia, bisogna stare attenti a stipulare un'alleanza, perché se ci si schiera con qualcuno di potente, in caso di vittoria ci ai resta assoggettati
ES: l'alleanza dei veneziani con la Francia contro il duca di Milano fu la loro rovina
ES: la neutralità di Firenze nella guerra della Lega Santa contro Luigi XII per il dominio di Milano, determinò il crollo della Repubblica
La bravura del principe si trova, quando si è in situazioni sfavorevoli, nel riconoscere come buona quella meno cattiva
Infine un principe, per essere stimato, deve tutelare le ARTI e organizzare numerosi BANCHETTI, SPETTACOLI E CERIMONIE per tenere impegnato il proprio popolo e dare di sé esempio di umanità e magnificenza, senza perdere la propria dignità.
CAPITOLO XXII
Non è di poca importanza per il principe l'elezione dei suoi collaboratori che sono buoni o meno secondo la sua prudenza.
La prima valutazione che si può formulare nei riguardi del principe è quanto gli uomini di cui si circonda siano idonei e fedeli, in caso positivo il principe può essere definito savio, in caso contrario ciò rappresenta il suo primo errore
Vi sono generalmente 3 tipi di personalità di principe nella scelta dei ministri:
1. Colui che intende da sé, considerato eccellentissimo;
2. Colui che discerne quello che intendono anche gli altri, il quale è eccellente
3. Colui che non intende né da sé, né dagli altri, completamente inutile
Alla domanda su come possa un principe riconoscere le qualità di un suo ministro, Machiavelli espone un METODO:
quando infatti un collaboratore pensa di più a sé stesso, ricercando sempre l'utile personale, non sarà mai un buon ministro
dall'altro lato, il principe deve onorare i propri fedeli e buoni collaboratori concedendo loro beni in modo che non vadano a cercare ricchezze altrove
Quando il principe e i ministri possono fidarsi l'uno del'altro, il beneficio è reciproco, il principe è ben stimato e può confidare nella solidità del proprio Stato.
CAPITOLO XXIII
A conclusione del gruppo di capitoli dedicati alle qualità del principe, Machiavelli affronta il nodo delicato dei CONSIGLIERI POLITICI DEL SOVRANO, affermando che le corti sono piene di "adulatori"e invitando caldamente colui che governa a guardarsene come da una "peste"
La SOLUZIONE è circondarsi di pochi consiglieri saggi e dare a intendere che ascolterà volentieri tutti i loro suggerimenti, a patto però di compiere una sintesi dei consigli uditi e di decidere in modo personale
operazione per la quale è comunque necessaria la "prudenzia" del sovrano (viene detto, anzi, che i buoni consigli nascono dalla saggezza del sovrano e non viceversa, quindi chi non è adatto a governare non trarrà beneficio dai suggerimenti dei suoi collaboratori)
Machiavelli affronta qui:
da un lato, la CRITICA DELLA CORTE, come luogo in cui si annidano personaggi poco interessati al bene dello stato
dall'altro, la NECESSITA' PER IL SOVRANO DI CIRCONDARSI DI CONSIGLIERI POLITICI AFFIDABILI, ruolo che egli stesso aspirava a ricoprire per i Medici
L'esempio di "Pre' Luca", si riferisce al vescovo LUCA RINALDI, ambasciatore dell'IMPERATORE MASSIMILIANO D'ASBURGO che Machiavelli conobbe personalmente durante il suo viaggio diplomatico in Austria del 1508
Egli fu restio ad ascoltare i consigli ed estremamente volubile nelle sue decisioni, come dimostrato dagli scarsi risultati politici e militari del suo governo all'inizio del XVI sec,
Ricordiamo che Machiavelli ebbe una certa conoscenza dell'organizzazione dell'Impero tedesco e ne trattò in una delle sue relazioni in seguito ai viaggi diplomatici a servizio della Repubblica, il "Ritratto delle cose sulla Magna".
CAPITOLO XXIV
Il passo propone un bilancio del gruppo di capitoli (XV-XXIII) in cui Machiavelli ha delineato le qualità del principe e ha dettato i precetti per mantenere saldo lo Stato...
Aprendo subito dopo la riflessione sulle CAUSE DEL DECLINO POLITICO-MILITARE DEI PRINCIPATI ITALIANI agli inizi del XVI sec; della CADUTA DI MOLTI SOVRANI IN SEGUITO ALLA DISCESA DI CARLO VIII e ALLE SUCCESSIVE GUERRE TRA ESERCITI STRANIERI IN ITALIA
Lo scrittore non ha dubbi nell'affermare che la colpa di ciò non è della "fortuna", meno che mai intesa come un disegno o una punizione di Dio, bensì nell'"IGNAVIA" dei sovrani italiani, poco sollecitati nell'organizzare le proprie forze militari e del tutto impreparati ad affrontare l'urto con le schiere straniere
Machiavelli torna nuovamente sulla questione delle MILIZIE MERCENARIE, considerate molto poco affidabili rispetto a quelle cittadine
mentre anche nel capitolo successivo svilupperà ulteriormente il discorso e dirà che i principi d'Italia non hanno eretto "argini" per prevenire l'esondazione del fiume
L'autore propone a sostegno delle sue affermazioni l'esempio di FILIPPO V DI MACEDONIA, il sovrano sconfitto da console romano Tito Quinzio Flaminio nel 197 a.C e che mantenne comunque il regno, secondo Machiavelli grazie alla sua capacità militare e alla politica di equilibrio tra aristocrazia e popolo
Fondamentale in questo passo anche l'affermazione che il BUON PRINCIPE DEVE PREMUNIRSI CONTRO I POSSIBILI ROVESCI DELLA SORTE ANCHE NEI MOMENTI DI QUIETE
attraverso la metafora della "bonaccia" e della "tempesta" che è parte della riflessione dell'autore sulla fortuna e che ha vinto un esempio importante nella parabola di CESARE BORGIA, che cadde proprio per la scarsa capacità di prevenire i colpi della sventura
CAPITOLO XXV
Machiavelli affronta direttamente il problema che è a fondamento di tutta l'opera, il RAPPORTO TRA LA VIRTU' E LA FORTUNA
Prende avvio da una CONTRAPPOSIZIONE POLEMICA nei confronti delle CONCEZIONI DOMINANTI secondo le quale le cose del mondo sono regolate dalla fortuna e da Dio in modo tale che gli uomini non abbiano modo di intervenire
Da tale convinzione deriva un ATTEGGIAMENTO FATALISTICO, RASSEGNATO E PASSIVO che Machiavelli collega acutamente alla CRISI ITALIANA
Gli uomini, non credendo che vi sia alcun margine per la loro azione, hanno rinunciato a lottare contro la fortuna e si sono lasciati governare completamente da essa
Nell'autore questo atteggiamento dei suoi contemporanei suscita sdegno, disprezzo e insofferenza
Egli ritiene che l'uomo debba con ogni mezzo affermare la propria iniziativa e, nonostante ammetta di aver avuto momenti di cedimento al fatalismo dati i tragici sconvolgimenti contemporanei, reagisce con generoso slancio volontaristico
Afferma con rigore che l'uomo conserva un margine di iniziativa nel confronto con la fortuna che consiste nel porre RIPARI PREVENTIVI all'azione di essa quando i tempi sono quieti
Lo statista che sa che la fortuna è capricciosa e può sconvolgere tutto improvvisamente deve dare fondamenti molto solidi allo Stato, in modo tale che esso possa reagire ad ogni urto imprevisto
Ciò è proprio quanto NON HANNO FATTO I PRINCIPI ITALIANI DEL QUATTROCENTO
Machiavelli riprende un filone tematico largamente presente nella letteratura umanistica, a partire sin da Boccaccio, ovvero l'ESALTAZIONE DELLA VIRTU' UMANA CONTRO LA FORTUNA
si ha il trionfo di una VISIONE LAICA ED ANTROPOCENTRICA con una fortuna che appare come una forza del tutto immanente
Se nel Medioevo essa era vista come strumento della provvidenza divina, ora si presenta come complesso casuale di accidenti, non diretti da alcuna volontà superiore e non indirizzati verso alcuna finalità.
Nella seconda parte Machiavelli affronta le ragioni per cui un principe ora abbia successo, ora vada in rovina senza che lo si veda cambiare il suo comportamento
la CAUSA DEL FALLIMENTO è proprio l'INCAPACITA' DI MUTARE LA DIREZIONE DEL PROPRIO OPERATO
siccome la fortuna è varia e mutevole, il politico deve essere duttile, flessibile, capace di adattarsi a tutte le situazioni nuove che si presentano
Qui si apre l'IMPOSTAZIONE DILEMMATICA caratteristica del pensiero machiavelliano
Sono due i comportamenti fondamentali dell'uomo:
RISPETTO
IMPETO
Entrambi possono essere validi, a patto che siano usati in modo congruente con le circostanze, con i contesti in cui si deve operare
Tuttavia, se Machiavelli afferma la necessità della duttilità del comportamento, è pessimista sull'effettiva possibilità di praticarla
osserva che la NATURA UMANA è INCLINE ALLA RIGIDEZZA
Chi ha sempre prosperato una via, non saprà persuadersi ad abbandonarla quando la situazione muterà
la fiducia nella virtù umana subisce una sensibile attenuazione dato che l'azione ha successo solo se il temperamento si incontra con una situazione ad esso conforme
Machiavelli si salva con un ultimo slancio del suo volontarismo eroico: se l'uomo è così poco duttile, allora è PREFERIBILE CHE EGLI SIA IMPETUOSO ANZICHE' RESPETTIVO
I concetti si concretizzano anche qui in immagini emblematiche: LA FORTUNA E' DONNA E COME TALE DEVE ESSERE BATTUTA PER VENIRE SOTTOMESSA, ESSA INOLTRE AMA I GIOVANI PERCHE' PIU' AUDACI
La donna era ritenuta l'incarnazione per eccellenza dell'irrazionale; quindi dire che la fortuna è donna equivale ad identificarla con la componente irrazionale della realtà
Da qui deriva che per contrastarla è più adatto l'impeto che non il freddo calcolo razionale
CAPITOLO XXVI
Composto probabilmente nel 1516 come la lettera dedicatoria a Lorenzo de' Medici, il capitolo conclusivo è una appassionata e retorica ESORTAZIONE AI SIGNORI DI FIRENZE perché si mettano alla testa di un MOTO DI RISCOSSA NAZIONALE e GUIDINO UNA SORTA DI RIBELLIONE ARMATA contro gli eserciti stranieri che percorrono l'Italia e ne causano la decadenza politica e militare
L'autore è convinto che proprio la condizione sfavorevole in cui si trova l'Italia possa essere terreno fertile per l'azione di un Principe nuovo e creare quell'OCCASIONE che, se unita alla virtù, porterebbe ad un sicuro successo
Questo principe nuovo godrebbe dell'appoggio dell'intero popolo italiano, che sta aspettando un redentore che gli si ponga innanzi sventolando una bandiera
Il testo ha un TONO VIBRANTE E PRIVO DEL CARATTERE ANALITICO DEI PASSI PRECEDENTI
con un largo utilizzo di IMMAGINI BIBLICHE E RELIGIOSE per profetizzare l'imminenza dell'azione auspicata
Mentre la DESCRIZIONE DELL'ITALIA IN DECADENZA è costruita con un martellare di asindeti ed effetti di grande intensità emotiva
La nazione PERSONIFICATA viene paragonata ad un CORPO MALATO e pieno di piaghe ormai da lungo tempo incancrenite, per cui ha bisogno di un condottiero che risani le sue feriti e la rianimi
Assume a tratti un TONO PROFETICO che individua nella "casa" medicea la famiglia in grado di guidare gli italiani e proprio ai suoi membri sono rivolte le DOMANDE RETORICHE nella parte finale del brano per spronarli ad intervenire e ad essere sicuri dell'appoggio degli italiani
Gli STRANIERI sono visti come "barbari" e responsabili delle "piaghe" che affliggono il Paese.
Tema derivante in parte da Dante e in parte dalla CANZONE 128 DI PETRARCA, da cui Machiavelli trae i versi 93-96 come conclusione del capitolo e dell'opera
Virtù contro al furore / Prenderà l'armi, e fia il combatter corto / Che l'antico valore / Negli italici cuor non è ancor morto
Il rigoroso esaminatore della verità effettuale della cosa si abbandona anch'egli all'IMMAGINAZIONE, costruendo quasi una generosa UTOPIA illudendosi che i signori di Firenze abbiano la forza politica e militare per scacciare Svizzeri e Spagnoli dal suolo nazionale
Ma,dinanzi ad una situazione di estrema decadenza e corruzione, egli si abbandona allo slancio volontaristico proprio per REAGIRE AL CLIMA DI FATALISMO RINUNCIATARIO E DI SCETTICISMO INERTE che domina i suoi tempi
Ciò testimonia ancora una volta che il libretto non è una fredda analisi teorica, ma un'OPERA CHE VUOLE INCIDERE DIRETTAMENTE SULLA REALTA'
Quindi il capitolo finale non è un membro staccato dal corpo del trattato, ma una parte integrante.
Tutta la rigorosa analisi scientifica della verità effettuale era finalizzata a mutare la situazione esistente: è naturale perciò che sfoci in questa orazione appassionata e vibrante.
Appare comunque indubbio che il capitolo finale del Principe risenta di un INTENTO CELEBRATIVO verso la famiglia medicea da cui Machiavelli sperava di essere richiamato alla politica attiva per riguadagnare la posizione di rilievo che aveva ricoperto quand'era al servizio della Repubblica